Disturbi del comportamento alimentare, facciamo chiarezza

Disturbi del comportamento alimentare, facciamo chiarezza

Certamente il cibo è uno dei più grandi piaceri della vita ma, come in ogni cosa, l’altra faccia della medaglia (quella negativa) lo lega a diversi disturbi del comportamento alimentare.

Ma cosa sono e come si manifestano tali disturbi?

In realtà, chiara è la spiegazione che in merito ha fornito Danilo Maffei, psicologo a Firenze che ha precisato che “i disturbi del comportamento alimentare si traducono in una forma di comunicazione del disagio e della sofferenza psichica”.

Non è un caso, infatti, che tali disturbi siano molto diffusi, in particolare tra i giovani, considerati facili prede della debolezza.

Nello specifico, è bene quindi fare chiarezza su disturbi del comportamento alimentare, nel tentativo di spiegare cosa c’è dietro, ad esempio, a quelli più diffusi, come la anoressia e la bulimia.

Anoressia e bulimia: quando il controllo del peso è disagio psicologico che si trasferisce sul corpo

Da un lato l’anoressia, dall’altro la bulimia: si tratta di disturbi del comportamento alimentare diametralmente opposti ma che sottendono il raggiungimento del medesimo obiettivo, che si traduce in un controllo ossessivo del proprio peso corporeo.

Chi soffre di anoressia tende a rifiutare il cibo e trova soddisfazione in un dimagrimento progressivo potenziato dallo svolgimento di attività fisica, nonostante la negazione del bisogno di mangiare.

Al contrario, la bulimia si manifesta con comportamenti compulsivi che si traducono in un rapporto con il cibo dicotomico: prima ci sono le abbuffate senza alcun controllo, poi ci si garantisce il mantenimento del peso ricorrendo a lassativi ed a medicinali vari oppure direttamente al vomito autoindotto. Statisticamente, anoressia e bulimia sono disturbi che colpiscono prevalentemente le donne e che si manifestano, soprattutto, nella delicata fase adolescenziale, in contesto familiari in cui emerge il rapporto viscerale tra madre e figlia, con l’esclusione o la marginalizzazione della figura paterna.

Come si curano i disturbi del comportamento alimentare?

Anoressia e bulimia, essendo disturbi prima di tutto di tipo psicologico, meritano di essere trattati con il contributo di vari professionisti. Infatti, è condizione ideale che l’approccio terapeutico sia multidisciplinare e, quindi, preveda la sinergia ed il coordinamento tra diversi specialisti, sia di quelli che si dedicano alla mente sia di quelli che, invece, alla cura del corpo.

Questo incastro tra le varie competenze medico – scientifiche è indispensabile affinché i pazienti lavorino in maniera complessiva per il raggiungimento dell’obiettivo di equilibrio e di armonia tra corpo e mente.

Anoressia e bulimia sono facce della stessa medaglia in cui chi ne soffre ha la percezione del cibo come una minaccia e non come un bisogno, una necessità vitale.

Si tratta di disturbi che meritano di essere indagati in modo più profondo, nell’analisi delle relazioni familiari che, spesso, creano dipendenze responsabili di manifesta insicurezza che, il più delle volte, inibiscono il processo di costruzione di una propria e sana personalità ed identità.

In particolare nell’anoressia, si assiste alla creazione di un legame simbiotico tra madre e figlia, spesso riproduzione naturale di un precedente simile binomio relazionale familiare, difficile da separare, anche in virtù del processo naturale di vita. Nel contesto familiare la figura paterna è messa all’angolo e quasi esclusa dal rapporto apparentemente privilegiato tra madre e figlia, in cui entrambe guardano con terrore ad un potenziale quanto naturale allontanamento.

Danilo Maffei, psicologo a Firenze, quindi, spiega perfettamente la necessaria delicatezza degli interventi sinergici di vari specialisti in situazioni che riguardano i disturbi del comportamento alimentare e che, pur colpendo in maniera visibile e determinante il corpo, altro non sono che una riproduzione – sul fisico – di un disagio interiore importante e debilitante che parte dalla psiche.

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