Come ottenere un prestito anche senza un lavoro

Come ottenere un prestito anche senza un lavoro

Come ottenere un prestito anche senza un lavoro

Richiedere un prestito per chi ha un lavoro è complicato, figurarsi per chi non ce l’ha. Ma, comunque, non è detto che sia impossibile ottenerlo. Infatti, anche chi attualmente è disoccupato può comunque aspirare a ottenere un finanziamento. Certo, non è facile però è possibile riuscire a trovare quegli escamotage utili per ottenere quei soldi che chiedi.

Sì, perché le situazioni possono variare da caso a caso e in alcuni occasioni è possibile strappare un ‘sì’ dall’ente creditore /o dalla banca. Magari ti sei visto rifiutare un prestito perché non conoscevi quelle particolari norme che potevano aiutarti oppure non hai fatto caso che, in realtà, avevi le garanzie giuste ma non ci hai minimamente pensato.

Online sono presenti molteplici guide che spigano come richiedere un prestito senza busta paga, quello che faremo oggi, invece, è capire chi può richiedere questa tipologia di finanziamento.

Il primo consiglio è dimostrare che hai un’entrata fissa non lavorando. Già sappiamo che starai pensando “ma come è possibile?”. Un esempio? Metti che hai una casa a mare e hai degli inquilini che 12 volte all’anno ti pagano il fitto. Ecco, questo è già una fonte di reddito più o meno sicura.

Se dimostri alla banca che hai stipulato un regolare contratto con un fitto che ti permetta di sostenerti, è molto probabile che tu possa avere l’ok per il finanziamento. Questo perché alla banca interessa che tu possa estinguere il prestito, indipendentemente che tu possa lavorare o meno. Se hai un lavoro stabile o una casa in eredità che ti dà da mangiare, non fa alcuna differenza. L’importante è che siano entrate fisse.

Un’altra opportunità per chiedere un finanziamento senza lavoro è dettato dall’ipoteca su un oggetto di pari valore o, nel più frequente dei casi, di valore superiore. Cosa significa ipotecare un bene? Semplicemente, dire alla banca “se non riesco a estinguere il prestito hai il diritto di entrare in possesso dell’oggetto che decido di mettere a disposizione”. Indipendentemente dall’oggetto, l’importante è che abbia un prezzo di valore valido.

Facciamo un esempio. Chiedi 20mila euro di prestito alla banca ma non hai garanzie da offrire però hai una macchina da 30mila. Ebbene, puoi ipotecare quella macchina e se non riesci a restituire il prestito la banca ne verrà in possesso, almeno finché tu non riesca a saldare tutto, al netto dei vari commi giuridici che possano verificarsi.

C’è, inoltre, ancora una terza possibilità che puoi sfruttare: quella, cioè, di avere un garante. Capita molto spesso, infatti, per i figli 18enni che devono acquistare l’auto una volta patentati. Difficile che abbiano un lavoro stabile a quell’età o, comunque, possano offrire le garanzie dovute. Magari devono iscriversi all’università o sono precari.

Ecco, in questo caso c’è un garante che può metterci la firma e i soldi…qualora non dovesse riuscire il destinatario del finanziamento a saldare il finanziamento. Ovviamente, il garante dovrà avere dei requisiti ancora più stringenti, come un lavoro stabile o un salario fisso (ad esempio la pensione) e che non sia troppo avanti con l’età.

Anche perché non avrebbe nessun senso che il garante non avesse quelle (come dice la parola) garanzie che possano convincere la banca a fornire i soldi che vengono chiesti.

C’è da dire che, comunque, ci sono anche altre formule di finanziamento che non prevedono grandissime garanzie o che, comunque, possono essere fornite anche da chi non lavora.

Ne citiamo giusto due, ma ce ne sono di diversi. Il primo riguarda i prestiti di piccola entità, massimo 1500€. Generalmente, in casi del genere, la banca è abbastanza propensa a fornirli e basta un minimo di garanzia, che può essere anche la pensione sociale.

Il secondo è il prestito d’onore, rivolto agli studenti che vorrebbe andare all’università ma non ne hanno la possibilità. In questo caso, il prestito potrà essere restituito quando quegli stessi studenti andranno al lavoro. Formula, però, non proprio diffusa in Italia. Magari lo sarà in seguito.

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