Taranto, Riesame: “disastro doloso, per scelta dell’azienda”
20 agosto 2012 - 19:07
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TARANTO – “Disastro doloso”, “azioni ed omissioni aventi potenzialità distruttiva dell’ambiente (…)”, “effettivo pericolo per l’incolumità fisica di un numero indeterminato di persone”. Non fanno sconti, né giri di parole i giudici, nel descrivere i trascorsi dell’acciaieria più importante d’Europa: l’Ilva di Taranto.

“Reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti”, aggiunge il Riesame (sopra: immagini del 17 agosto, in occasione dell’arrivo dei ministri Passera e Clini a Taranto, comitati di cittadini e associazioni ambientaliste si riuniscono a piazza dell’Immacolata, dall’utente “devitoluca”). 

L’Arpa della Regione Puglia infatti, spiegano i giudici, già 5 anni fa aveva documentato l’incremento continuo e costante dell’inquinamento da diossina attribuibile all’Ilva. Questo sta a significare per il tribunale che, coloro “che si sono avvicendati alla guida dell’azienda, hanno continuato a produrre massicciamente nell’inosservanza delle norme di sicurezza”.

Il Riesame ha confermato, nella decisione stilata in 123 pagine e depositata presso la cancelleria del tribunale, come si legge sul Fatto Quotidiano, tutto l’impianto accusatorio del gip, Patrizia Todisco, escludendo la possibilità di utilizzo degli impianti, cui erano stati posti i sigilli. GUARDA IMMAGINI MANIFESTAZIONI A TARANTO 

Nessuna facoltà d’uso e conferma del sequestro degli impianti a caldo. “L’obiettivo da perseguire è uno ed uno solo, ovverosia il raggiungimento, il più celermente possibile, del risanamento ambientale e l’interruzione delle attività inquinanti”.

Però, “non è compito del tribunale stabilire se e come occorre intervenire nel ciclo produttivo. O, semplicemente, se occorra fermare gli impianti, trattandosi di decisione che necessariamente deve essere assunta sulla base delle risoluzioni tecniche dei custodi-amministratori (…): per questo lo spegnimento degli impianti rappresenta, allo stato, solo una delle scelte tecniche possibili”. GUARDA IMMAGINI DELLO STABILIMENTO 

Escludendo ogni possibilità di compromesso tra “salute e lavoro”, i giudici sono chiari in merito, l’obiettivo da raggiungere il prima possibile è quello del risanamento ambientale e dell’interruzione delle attività inquinanti.

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini interviene per spiegare in concreto cosa accadrà all’Ilva: “se ci sono degli interventi tecnologici che richiedono la fermata degli impianti, questi si devono fermare, altrimenti non è necessario fermarli”.

E conclude augurandosi che non vi siano interpretazioni che forzino queste conclusioni, “come quelle delle settimane precedenti (…)”.

Comunque, “il disastro ambientale doloso prodotto dall’Ilva”, dicono i giudici, “potrà essere rimosso solo con imponenti e onerose misure d’intervento, la cui adozione porterà all’eliminazione del danno, in tempi molto lunghi”. GUARDA VIDEO ILVA, FUMI ESCONO IN CONTINUAZIONE

Da un lato l’Ilva deve eliminare “la fonte delle emissioni inquinanti (con la rimodulazione dei volumi di produzione e della forza occupazionale)”, dall’altro “provvedere al mantenimento dell’attività produttiva”, solo dopo averla resa “compatibile” con ambiente e salute.