Taranto, l’Ilva investirà per ammodernare gli impianti? Conviene?
14 agosto 2012 - 20:11
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TARANTO / La decisione del Riesame sull’Ilva sembra non scontentare nessuno. La produzione prosegue, lo ha confermato Ferrante nell’incontro del tardo pomeriggio con i sindacati. Il sequestro ma con facoltà d’uso, per quanto non siano usate nell’ordinanza queste esplicite parole, ma lo si desume, evita la disastrosa ricaduta sull’occupazione paventata nelle scorse settimane, con il rischio di oltre 20mila persone senza lavoro da un giorno all’altro.

Eppure, la decisione per come formulata apre ora molti scenari e ulteriori interrogativi. L’Ilva avrà o vorrà finanziare davvero interventi così costosi che cambino radicalmente il ciclo produttivo rendendolo ecocompatibile? Basterà alzare barriere più alte attorno allo stabilimento per limitare la dispersione delle polveri? Basterà davvero posizionare centraline di rilevamento dell’inquinamento anche fuori dal perimetro dello stabilimento? Basterà bagnare più volte il percorso fatto dai camion che trasportano i minerali per evitare le polveri ricoprano di rosa auto, strade, marciapiedi cambiando il colore dei cartelli, guard rail, persino delle tombe? Basterà posizionare sofisticati sistemi di videosorveglianza negli altiforni? E poi, c’è il capitolo degli scarichi diretti in mare.

Finanziamenti dello Stato, se non addirittura europei, sono possibili solo se viene comprovato che vengono utilizzate tecnologie particolarmente innovative.

Quasi, bisognerebbe concepire da zero la produzione nel sito di Taranto, pensato ormai 50 anni fa. E appunto vecchio, sempre più vecchio. E’ economicamente conveniente fare ora tutto questo? La risposta saranno gli azionisti a darla. La darà il mercato dell’acciaio, saranno le dinamiche internazionali a prendere la reale decisione. Anche perché i parchi minerali lì sono, proprio a ridosso delle abitazioni del rione Tamburi e per quanto possano essere alzate le barriere, ora fatiscenti e ridicole, resta il fatto che l’impianto è troppo vicino alle case. A meno che non si decida di spostare un intero quartiere.

Questa notte i fumi continueranno ad uscire dall’Ilva, anche le prossime. Ai varchi gli operai potranno entrare e uscire quasi come se nulla fosse. Nulla cambia all’improvviso, non c’è nessuna decisione drastica. Eppure il cammino sembra segnato. Il volto di Ferrante era molto scuro nella conferenza stampa delle 17.

L’attesa più grande è ora per le motivazioni dell’ordinanza che verranno depositate entro pochi giorni. Nel dispositivo firmato dai giudici del Riesame non c’è scritto esplicitamente né che la produzione può continuare, né che la produzione deve fermarsi. Formalmente, le aree sequestrate possono essere utilizzate solo ai fini della bonifica. Saranno queste disposizioni concrete a chiarire se c’è un futuro o no in lunga prospettiva per l’unità di Taranto.

L’impressione è che a decidere il futuro non saranno governo, sindacati, regione, magistrati o ministri, bensì come sempre i soldi. Che non ci sono.