Scuola: si ricomincia tra ritardi e supplenze
9 settembre 2012 - 16:30
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MILANO – Gli studenti che hanno inaugurato per primi il nuovo anno scolastico sono stati quelli dell’Alto Adige, ma da questa settimana toccherà man mano a tutti ritornare in classe. Le difficoltà sono più o meno quelle di sempre: bidelli che mancano, supplenti che dovranno sostituire gli insegnanti di cattedra in attesa di nomina, strutture vecchie e spesso fatiscenti, spese per materiale e testi scolastici in continua ascesa per le famiglie (sopra: immagini di ripresa dell’anno scolastico in una scuola di Milano, settembre 2011, da “TVAproduzioni“).

Lunedì prossimo inizieranno gli istituti della Valle d’Aosta e del Molise. Il 12, martedì, suonerà la campanella per Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino, Umbria.

Mercoledì 13 torneranno a scuola gli studenti di Campania e Lazio e il 14 quelli della Sicilia. Per gli scolari delle restanti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Puglia, Sardegna, vacanze prolungate di una settimana, poiché non torneranno sui banchi prima del 17 settembre.

Per parlare di nuovo di vacanze bisognerà aspettare Natale: tutti gli studenti rimarranno a casa dalla vigilia, il 24 dicembre, fino al 6 gennaio, ad eccezione di Sicilia, Toscana e Provincia autonoma di Trento, dove le lezioni termineranno il 23 dicembre e Lombardia, dove l’ultimo giorno di scuola sarà il 22.

La mancanza di docenti apre l’anno scolastico anche nel corso del governo Monti. Anzi con l’esecutivo tecnico il personale docente e le famiglie temono perfino di più, con tagli su tutti i fronti e risorse sempre più risicate per la didattica e gli istituti.

A Milano, dove  il numero degli scolari della scuola dell’obbligo è aumentato di 3000 unità, mancano almeno 2mila insegnanti. A Bari ci sono 1200 cattedre ancora da assegnare. A Lampedusa circa una ventina di docenti che avrebbe dovuto iniziare le lezioni, ha presentato certificato di malattia e diserta le aule.

Nel Molise il sindaco è pronto a rimandare l’apertura delle scuole, vista la mancanza di personale e in Veneto mancano i “bidelli” negli istituti. Sulle strutture, almeno 23mila delle 43mila complessive, sono state valutate dal Ministero delle Infrastrutture e del rischio sismico, vulnerabili ai terremoti. Ma questa non è una novità, visto che dei controlli e gli interventi che dovevano partire da una decina d’anni a questa parte, ne sono stati effettuati una minima parte.