








ROMA / Giornata generale di sciopero, tutti contro tutti. Indetto dalle sigle sindacali Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usa, che annoverano lavoratori pubblici e privati, la giornata di venerdì è già da bollino nero. Il rischio più forte è nei trasporti, ma si temono disagi anche per le scuole, gli uffici pubblici, poste e telecomunicazioni. Garantiti i servizi minimi come previsto da legge, ma i disagi potrebbero essere molti.
Una nota congiunta dei sindacati promotori spiega la natura della protesta: “Manifestiamo contro il governo Monti, che conferma le precedenti manovre, riduce il potere d’acquisto dei salari attraverso l’aumento dell’Iva, dell’Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l’adozione dell’Ici sulla prima casa, colpisce l’intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, privatizza beni comuni e servizi pubblici applicando i dettami della Bce e Unione Europea, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata – si legge, ma ancora – Protestiamo anche contro le precedenti manovre del governo Berlusconi, che prevedono misure su licenziamenti, privatizzazioni e peggioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori privati e del personale del pubblico impiego e della scuola, fatte proprie dal governo Monti il quale le rilancia attaccando ulteriormente il contratto nazionale ed introducendo altra precarieta’ con contratti di ingresso privi di diritti e con il ricatto costante del licenziamento”.
Un corteo sfilerà nelle vie della capitale, e l’adesione si prospetta altissima. Non solo tra gli aderenti alle sigle sindacali, ma anche tra privati cittadini che, come dice l’Istat, “arrancano”. La forbice tra l’aumento degli stipendi e il livello d’inflazione, su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali: il valore più alto mai registrato dall’agosto del 1995. Ma non solo, anche la crescita media annua più bassa dal 1999. Una percezione della crisi sempre più reale, bianco su nero anche solo con i numeri dei dipendenti in attesa di rinnovo contratto da dicembre: oltre il 31 per cento in Italia.














