Piccole imprese allo sbando:172 mila posti di lavoro in meno
11 settembre 2012 - 16:37
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VENEZIA / La crisi rischia di ingoiare nella seconda metà dell’anno 202 mila posti di lavoro.

Il dato allarmante arriva dalla Cgia, Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre: secondo la Cgia infatti, le grandi aziende potrebbero lasciare a casa 30 mila lavoratori, mentre i restanti 172 mila posti di lavoro rappresenterebbero l’enorme difficoltà in cui si trovano le piccole e medie imprese.

La stima calcolata dall’associazione deriva da un incrocio di informazioni sull’occupazione raccolti dall’Istat e da previsioni messe a punto da Prometeia.

Oltre al dramma degli operai dell’Alcoa (LA MANIFESTAZIONE A ROMA) e dei minatori Carbosulcis infatti, il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi ha ricordato le migliaia di lavoratori delle Pmi, il cui posto di lavoro è seriamente minacciato dalla crisi economica.

Il ruolo delle piccole e medie imprese negli scorsi decenni, come specificato da Bortolussi, era quello di tamponare i licenziamenti messi in atto dalle grandi imprese: come una spugna, la rete delle Pmi riassorbiva nel mercato del lavoro gli operai in esubero (LA PROTESTA ALCOA DAVANTI AL MINISTERO).
Oggi invece, oltre all’allarme nelle grandi realtà imprenditoriali, si è creato un baratro anche all’interno del piccolo e medio settore, incapace sia di auto-sostenersi, sia di creare nuovi posti.

Bortolussi ha sottolineato a tal proposito la fondamentale messa in pratica della direttiva europea contro il ritardo dei pagamenti, che garantirebbe una sicurezza economica ai lavoratori che avanzano dall’impresa stipendi anche da oltre 6 mesi. Tale operazione, sommata a un alleggerimento della pressione fiscale, secondo il segretario Cgia, concederebbe respiro alle Pmi e potrebbe rilanciare questa fascia di mercato.