








ROMA / Nella “dieta di bilancio” del governo Monti per il 2012, si risparmia su tutto ma non sulle missioni all’estero. A saperlo bene il ministro della Difesa, Gianpaolo Di Paola, che intervenuto lunedì a un convegno organizzato dal Centro studi sicurezza e difesa ha ribadito quanto dichiarato gli ultimi giorni del 2011 e, solo qualche giorno prima, dal vice ministro De Mistura: “La nostra partecipazione alle missioni internazionali è un investimento, non un costo, è un impegno doveroso perché l’Italia è un paese importante – dice Di Paola, che aggiunge – Siamo in un periodo di grande incertezza ed è fondamentale mantenere certe capacità operative. Si parla di difesa europea, ma non si può pensare che, siccome ci sono la Nato e la Ue, noi possiamo disimpegnarci. Ue e Nato ci chiedono al contrario capacità in grado di contribuire insieme a quelle dei paesi alleati”.
Un impegno onorato dal governo, come dimostrano i tagli ai fondi destinati ai teatri operativi esteri in cui è impegnata la difesa, notevoli ma non drammatici (cosa ben diversa dai taglio alla Difesa stessa, che sono sostanziosi). Rispetto al 2011, infatti, sulle 20 missioni in cui sono impegnati i nostri soldati verranno risparmiati circa 240 milioni. Economie, in realtà, già definite dal governo Berlusconi, dopo aver dato fondo alle casse dello Stato per sostenere la campagna in Libia costata all’Italia oltre 200 milioni di euro. Ma i tempi si fanno duri, e non si può escludere che Monti prossimamente sia costretto a mettere nuovamente mano alle spese. Questo nonostante le missioni all’estero incidano solo sul 10 per cento del costo complessivo destinato alla sicurezza del paese e i 6500 militari impegnati al momento oltre confine rappresentino, come dice il ministro, “il numero più basso di forza italiana impegnata negli ultimi anni”. Così l’ammiraglio torna a ribadire la necessità di modificare l’attuale struttura della difesa italiana, al fine di ottimizzare i risultati ai costi: “L’attuale struttura della difesa non è sostenibile, non è coerente con le risorse che ci vengono assegnate e dunque bisogna spendere bene quello che abbiamo: questa è la nostra sfida. Se mantenessimo l’attuale struttura – ha sottolineato il ministro – arriveremmo all’inefficienza totale della capacità operativa. Dobbiamo invece creare uno strumento militare che sia sempre più simile a quello degli altri paesi, no dunque ad un disimpegno ideologico e aprioristico”.
Di Paola ha concluso il suo intervento rimandando l’illustrazione del nuovo piano per la revisione complessiva dello strumento militare al prossimo Consiglio supremo della difesa, che si terrà fra qualche giorno a Roma, che andrà certamente a mettere mano ai costi delle più onerose missioni italiane. Primi fra tutti i 747 milioni di euro della missione in Afghanistan (GUARDA IL VIDEO), che assorbisce ora oltre la metà delle risorse destinate alle operazioni oltremare. Ma anche alle operazioni in Kosovo, che richiederanno circa 98 milioni di euro contro i 70 dell’anno scorso e i 130 del 201o, e quelle in Libano, che mantiene il contingente più numeroso tra quelli di Unifil.
di Francesca Carrarini














