








ROMA / Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, reagisce alle continue accuse rivoltegli dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, che in più occasioni lo ha accusato di “bollettini meteo sbagliati” che hanno “impedito un’adeguata gestione dell’emergenza neve”. Sabato una timida replica, poi silenzio sino ad oggi quanto il prefetto ha replicato ad Alemanno nel corso di un’audizione alla commissione Lavori pubblici del Senato: “La legge 10 del 2011 ha reso di fatto non più operativa la Protezione civile. Per tutto sabato sono stato messo alla berlina su tutte le tv e gli organi di informazione e ora chiedo rispetto – dice Gabrielli, che aggiunge – Ho l’obbligo di difendermi dalle accuse che mi sono state mosse: non esiterei a farmi da parte se dovessi rendermi conto di essere di intralcio”.
Un’autodifesa decisa di Gabrielli che incontrerà a breve il presidente del Consiglio, Mario Monti per aggiornarlo sulla situazione maltempo, in particolare alla nuova ondata di condizioni meteo avverse attesa in settimana. Un vertice necessario, soprattutto dopo le perplessità espresse da molti cittadini sulla reale portata dell’emergenza. In molti sembrano pensare che la vera emergenza sia solo di tipo mediatico, che si traduca, di fatto, in pochi centimetri di neve “tipici della stagione invernale” scambiati in catastrofe per giustificare un’incapacità di organizzazione delle amministrazioni comunali e regionali. In realtà maltempo e clima rigido stanno imperversando pericolosamente su tutta l’Europa, e non solo sull’Italia. Disagi ai trasporti sono stati segnalati in tutte le principali metropoli: negli ultimi giorni migliaia di persone hanno visto cancellare voli o subito notevoli ritardi nei collegamenti ferroviari. Lo scalo internazionale di Londra Heathrow, uno degli aeroporti più trafficati d’Europa, ha cancellato circa la metà dei suoi voli di linea a causa di poco più di 15 centimetri di neve e le temperature di circa 10 gradi sotto lo zero. Compromessa anche la rete ferroviaria e autostradale in tutta la Gran Bretagna e anche in Francia, dove il manto nevoso che si è depositato è stato di molto inferiore a quello italiano. Bosnia e Grecia si sono viste costrette a dichiarato lo stato di emergenza dopo che l’ondata di freddo ha causato valanghe e venti gelidi, isolando totalmente migliaia di persone che risiedono in zone periferiche.
Ma il dato più impressionante è quello delle vittime. A tutto martedì i morti sono 30 in Italia, 131 in Ucraina, 10 tra Ungheria e Lituania. Senza contare quelli in Russia e nelle regioni più fredde dove le temperature raggiungono anche i -30 gradi centigradi. Il problema più grande è rappresentato dai senzatetto, che si trovano a dover fronteggiare centri di assistenza strapieni che, molto spesso, non riescono a gestire le troppe richieste di aiuto e accoglienza. In Italia il dato impressionante è raggiunto non dai disservizi sui trasporti, come avrebbero creduto in molti, ma bensì sui tagli alle forniture elettriche causate, nella maggior parte dei casi, da alberi caduti sulle linee elettriche: circa 86 mila italiani da venerdì sono rimasti senza elettricità. Alcuni anche senza acqua.














