








ROMA / Il bacio appassionato sotto la torre Eiffel, lo studente cinese davanti ai carroarmati in piazza Tienanmen (GUARDA IL VIDEO), Jacqueline Kennedy in lacrime al funerale del marito. Una sola cosa in comune: pellicole Kodak. Oggi l’ultimo scatto della società statunitense, giunto dopo 133 anni di attività. Una delle aziende simbolo della fotografia analogica, che il 19 gennaio scorso ha fatto ricorso al Chapter 11: una richiesta di bancarotta assistita per la legge statunitense sul fallimento. Addio ad apparecchi e macchine fotografiche, videocamere, cornici digitali. Resteranno attivi soltanto i servizi post-vendita, il supporto tecnico, la stampa, gli accessori e la tradizionale attività di pellicole d’argento e carta fotografica.
Una crisi più volte annunciata dalla società, che alla fine di settembre aveva dichiarato guadagni per 5 miliardi di dollari e debiti per 6,75 miliardi. Kodak ha ottenuto da Citigroup un credito pari a 950 milioni di dollari in 18 mesi che permetterà al gruppo di trovare acquirenti per i suoi 1.100 brevetti nel digitale e continuare anche a pagare i suoi 17mila dipendenti. Una corsa contro il tempo che lascia a molti l’amaro in bocca. Un capitolo di storia che si chiude definitivamente, e quel teatro holliwoodiano degli Oscar che da oggi non si chiamerà più Kodak.
di Francesca Carrarini














