








ROMA / Ennesimo crack finanziario della Grecia tiene banco sui telegiornali e sezioni economiche dei quotidiani. Una crisi che supera i confini e che colpisce le economie mondiali. Le borse italiane continuano a reagire male, perdendo sempre più punti percentuali ad ogni movimento ellenico. I motivi alla base della crisi greca o, più in generale, dei crack finanziari nazionali in genere, sono semplici e sempre gli stessi: prima di tutto un elevato debito pubblico accumulato negli anni e, in secondo luogo, l’ammontare davvero elevato del suo deficit, “il rendiconto dello stato”. Il deficit rappresenta l’ammontare delle spese fatte oltre quelle coperte dalle entrate. La Grecia in Europa, ma anche ne resto del mondo, non è l’unica ad avere deficit molto elevati – si pensi all’Irlanda, alla Gran Bretagna o agli Usa – ma è uno dei pochi paesi ad avere anche un debito pubblico molto elevato. Il deficit di uno Stato viene sommato ogni anno al debito pubblico, e questo è il motivo della grande crisi ellenica: nella nazioni dove il deficit è molto alto, il debito pubblico risulta essere molto contenuto scongiurando così il crack finanziario. La Grecia invece conserva i due parametri molto alti, e l’impossibilità di generare un circuito economico nazionale solido fa perdere fiducia ai mercati e causano il caos nel paese che si trova nell’impossibilità di erogare servizi ai cittadini ed investire in opere pubbliche e politiche economiche.
La preoccupazione italiana alle “sorti di Atene” deriva proprio dalle grandi similitudini economiche tra i due paesi. Economiche, ma anche politiche. Sulla stampa greca si parla già di destini paralleli. “Sia ad Atene che a Roma la crisi ha provocato la caduta dei governi eletti e la loro probabile sostituzione con esecutivi tecnici, il cui mandato potrebbe andare al di là dell’attuazione delle misure d’emergenza” si legge su un giornale nazionale. “Berlino, Parigi e Bruxelles hanno approfittato dell’occasione per esigere la cooperazione dei due principali partiti e la nomina di un tecnocrate a capo del governo, perché non avevano più fiducia nei leader politici. Papandreou è stato messo fuori gioco dalla sua proposta di referendum. Dopo aver esitato fra le sue ambizioni personali e le reazioni della sua base, il rivale Antonis Samaras, leader della Nuova democrazia, è tornato sulle sue posizioni iniziali, sostenendo Papademos e approvando le decisioni che il suo governo dovrà applicare. Un governo che, hanno convenuto i due partiti, dovrebbe terminare il suo mandato a febbraio” spiega ancora nel suo pezzo il giornalista greco. Ma una nuova realtà si profila all’orizzonte. Il governo Papademos dovrà infatti approvare il bilancio 2012 e far ratificare l’accordo europeo del 27 ottobre scorso, che prevede una riduzione del 50 per cento del debito e delle misure di rigore supplementari. E non è detto che ci riesca entro la fine del suo mandato. Questo governo ha il sostegno degli europei, ma ovviamente tutto dipenderà dalla situazione interna, dagli “appetiti e dalle esigenze dei partiti politici, dei leader e dei deputati”. Ma molte cose sono cambiate e non è escluso che il nuovo governo duri più del previsto.
Similitudini notevoli, scongiurate proprio oggi dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Le condizioni imposte dall’Europa a volte sono state impossibili, però stiamo soddisfacendo queste richieste: ciò significa affrontare grandi sacrifici, ma non ci sono alternative”. Il capo dello Stato ha quindi assicurato che ‘la situazione dell’Italia è differente da quella della Grecia: “Noi abbiamo accolto le domande che sono giunte dalle istituzioni europee e dai Consigli europei. L’Italia sta rispondendo” ha aggiunto Napolitano ribadendo che in Europa, per affrontare la crisi economica, serve “solidarietà” tra i Paesi, anche con “quelli che sono più in difficoltà”. “Ogni singolo Paese – ha insistito – deve assumersi le proprie responsabilità”.














