FIRENZE / (di Angelo Cimarosti*) – Digit 2012 ha riunito il primo forum italiano del giornalismo digitale. I fiorentini, che l’hanno organizzato, sono gente raffinata (Associazione Stampa Toscana , Digiti, Lsdi, con patrocinio di Regione, Provincia e Università ): l’auditorium è a Santa Apollonia. Svoltato l’angolo vi sareste trovati di fronte alla parete a fresco del cenacolo dipinto da Andrea del Castagno. La metafora è servita sul piatto d’argento, anzi, su un fiorentinissimo desco da parto.
Il cenacolo del giornalismo digitale à sicuramente più affollato del refettorio di Santa Apollonia. Di quello di Andrea di Bartolo si può apprezzare la prospettiva, precisa e studiatissima. La prospettiva emersa a Digit, secondo alcuni interventi come quello di Mario Tedeschini Lalli (responsabile area sviluppo e innovazione di Espresso-Repubblica – praticamente il Gran Sacerdote Caifa), sarebbe invece piuttosto piatta: “siamo fermi a due anni fa nei discorsi sul giornalismo digitale”, ha sentenziato. Tedeschini Lalli è un osservatore troppo raffinato per non sapere che in realtà le giornate fiorentine hanno portato ad una visione molto più complessa, punti di fuga diversi, messa a fuoco di tanti particolari che solo ad alcuni giorni dalla stesura dei colori prendono vita.
I SORDI ALLA BUONA NOVELLA – Guardiamo il dipinto, sopra: emerge come sempre la figura di Giuda, distaccata dagli altri discepoli. Chi è l’Iscariota? La platea, non ci sono dubbi, ritiene che sia la retroguardia corporativa della Fnsi e degli ordini regionali più retrivi. Il tradimento non è forse neppure programmato, ma i trenta denari, notoriamente poco fruttiferi, sono rappresentati dalla difesa non del mestiere, ma di ruoli che non esistono più: quelli del giornalista refrattario agli aggiornamenti, ad accettare la sfida, ad immergersi in un confronto che ha scavalcato, da anni, i vecchi schemi di lavoro.
Giornalista minoritario ma ben rappresentato a livello corporativo. Le parole di Daniela Stigliano, ad esempio, sono state raggelanti (“se fosse per me non si sarebbe fatto neppure il contratto AerAnti- Corallo”, ossia quello che prende atto che le televisoni locali non hanno le risorse delle magacorazzate ipergarantite della “vecchia” stampa. Non osiamo immaginare quando verrà presa in considerazione la realtà del web). Molte correnti del sindacato non hanno intenzione né sono attrezzate a comprendere che le esigenze di disciplina del lavoro giornalistico dopo l’avvento del web sono non solo “cambiate”, ma sono totalmente rivoluzionate. Chi non lo capisce, a differenza di Assostampa Toscana, resta al di là del tavolo a guardare torvo e a non comprendere quello che avviene dall’altra parte.
In questo ha ragione Tedeschini Lalli (i Gran Sacerdoti hanno visioni): il problema delle definizioni (che giornalismo? digitale, partecipativo, giornalismi al plurale etc.) va superato, è veramente “vecchio”. Ma è la stessa situazione italiana a renderlo sempre necessario: spiegare che YouReporter.it è una piattaforma di citizen journalism, e che non “crea” giornalisti ma offre ai cittadini la possibilità di veicolare storie altrimenti neglette o poco evidenziate, è essenziale, non è un esercizio di stile, visti gli interlocutori. Strumento che integra (a volte supera, sia chiaro) il giornalismo, non lo sostituisce ma lo arricchisce, arricchendo i cittadini. Spiegare che una piattaforma di giornalismo partecipativo manca di quei presupposti di verifica per renderla equivalente ad un’agenzia di stampa (ammesso che questa agenzia non faccia solo copia/incolla di comunicati) è un’operazione tutt’altro che scontata. Che, numeri alla mano (tipo 1.100.000 video visti il 29 maggio 2012, seconda scossa in Emilia – QUI IL DOSSIER), il citizen journalism sia indispensabile per raccontare l’Italia, nelle grandi emergenze come nei bisogni dei quartieri e delle frazioni, non dovrebbe essere un mistero per nessuno. Ma non è così, quindi anche “definire” e “ridefinire” ha un senso nel nostro affresco
APOSTOLI DIGITALI – Ma torniamo al dipinto del cenacolo di Santa Apollonia. Cosa si dice al di là del desco digitale? I portatori di buona novella, i più vicini al Web-Salvatore, sono i nomi degli apostoli della rete all’italiana: Luca De Biase, con il Vangelo della Qualità dell’informazione online, Pier Luca Santoro, che analizza i numeri come i Magi le comete, elaboratori della Buona Digitalnovella come Luca Conti, Marco Pratellesi (collegato al cenacolo con la stessa qualità audio skype dei rotoli del Mar Morto, per dire del digital divide tra Italia e resto del mondo), Vittorio Pasteris, Carlo Sorrentino, Alessio Jacona e soprattutto, assieme ad altri, il Martire dell’Informazione Locale, il San Pietro fondatore della Chiesa dei siti Che Funzionano Con Anche degli Assunti ad Articolo1 Marco Giovannelli, che deve ogni volta sottoporsi a sentire le Pie Donne che gli ripetono come una litania quanto sia uno “che sa fare internet”, con la sua Varesenews, tra l’invidia generale. Questi sono i personaggi cha appaiono nelle campiture dell’affresco, coloro che stanno vicino al Maestro. Se non fossimo in pieno Mistero, li chiameremmo guru.
Ma continuiamo ad osservare il capolavoro di Andrea del Castagno. L’intera scena rappresenta il miracolo della rivelazione eucaristica. Ogni iconografia ha bisogno dei suoi simboli-miracolo.
A Digit i fedeli hanno potuto adorare l’engagement, la gamification, il data journalism, il giornalismo di precisione, ascoltare di (absit iniuria verbis) finanziamento pubblico ai siti di informazione digitale, di diritto all’oblio ai tempi del web. E, ancora, citizen journalism /crowsourcing . In questo caso, la mia voce da testimone vuole ricordare come benchè non “sostituisca” il giornalismo, il cj sappia sviluppare talvolta un suo linguaggio autonomo, una sua critica interna, una suo voglia di essere autosufficiente (attenzione!) e come possa ancora offrire percorsi da esplorare per andare lontano.
Chi ancora non sapeva che internet non fosse un “media”, ma un ambiente che ne contiene molti, ha potuto cadere folgorato sulla via di Damasco. E chi non si adegua a questo credo, non entrerà con noi digitali nel Regno dei Bit.
PROSPETTIVA E PUNTO DI FUGA – Guardiamo un’ultima volta il dipinto di Santa Apollonia. La prospettiva non finisce solo in quella parete con quelle bellissime tarsie marmoree, tra i momenti più felici del primo Rinascimento fiorentino. Quelle tarsie sono le tante realtà che il giornalismo in era Digit può già osservare come “buone pratiche” svolte, e che la due giorni di Firenze ha avuto il merito di riunire per la prima volta, con tanti stimoli per i presenti. Vedete da dove arriva la luce? Da quelle due finestre laterali, scorciate con tanta perizia a destra della mensa. Da lì prendiamo la luce che ci serve, dal mondo esterno, dagli utenti-cittadini, che portano il sole là dove correremmo il rischio delle ombre autoreferenzialità e della corporazione. E di restare fermi , come giustamente dice “Caifa” Tedeschini-Lalli, secondo le scritture, a due anni fa.
*Angelo Cimarosti, co-founder YouReporter.it e direttore YouReporter News

