Cern Ginevra, “particella di Dio” c’è: India rivendica contributo
4 luglio 2012 - 17:04
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GINEVRA – Decenni di ricerche, centinaia di scienziati impegnati negli esperimenti, tra cui 600 italiani, miliardi di euro investiti e la realizzazione dell’Lhc (Large Hadron Collider), il superacceleratore in cui far scontrare tra loro miliardi di protoni, hanno tolto gli ultimi dubbi in merito: il bosone di Higgs, la cosiddetta: “particella di Dio”, esiste. GUARDA IMMAGINI ESPERIMENTI AL CERN GINEVRA

La probabilità è al 99,9994%. I ricercatori del maggiore centro di fisica subnucleare al mondo, hanno riprodotto le condizioni dell’universo, immediatamente dopo la nascita.

Peter Higgs, studente scozzese a Londra che per primo ebbe l’idea del bosone nel 1964, una particella elementare che conferisce massa a tutte le altre e tiene in piedi tutto il suo “Modello standard”, è scoppiato in lacrime all’annuncio del Cern.

Per tutta la vita aveva desiderato mettere alla prova la sua teoria. Ma ci sono voluti decenni: mezzo secolo. Tanto tempo è dovuto passare per il perfezionamento degli strumenti di laboratorio necessari a riprodurre le condizioni ideali per far partire l’esperimento. Il superacceleratore, rimasto a lungo fuori uso viene riacceso e riprende a funzionare solo nel corso del 2009. E nel dicembre 2011 gli scienziati affermano la possibilità che tracce della “particella di Dio” abbiano lasciato “segni” negli esperimenti.

Nei giorni scorsi i laboratori del Gran Sasso avevano fatto registrare un certo fermento. Ieri, il Corriere della Sera ha dato l’annuncio ufficiale: mercoledì sarebbe stata confermata a Ginevra la scoperta del bosone di Higgs. Immediate sono arrivate le rivendicazioni dall’India, che esige la sua parte di merito.

Satyendra Nath Bose, nato a Calcutta nel 1894, che diede un contributo fondamentale alla scienza dell’atomo con con le sue ricerche sulla fisica quantistica, è lo studioso indiano che collaborò alla statistica di Bose-Einstein. Dal suo cognome deriva la denominazione “bosone”, che si riferisce alla particella, che i fisici definiscono, “massa”, ciò che dà sostanza.

Attraverso il bosone di Higgs, una specie di campo, passano tutte le altre particelle: quark, elettroni, protoni ecc. Le quali non viaggiano più alla velocità della luce nello spazio, perché hanno acquisito “massa”.  Il superacceleratore Lhc, la potente macchina al cui interno sono stati fatti scontrare miliardi di protoni fra loro, ha permesso ai fisici di osservare le nuove formazioni nate dalla collisione.

Al Cern di Ginevra, davanti a migliaia di esperti e fra loro il cosmologo Stephen Hawking, da sempre scettico sull’esistenza della particella di Dio, c’erano 2 italiani a dare l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs: Fabiola Gianotti e Joe Incandela.