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Caso Eternit, condannati a 16 anni i manager dell’amianto
eternit
15 febbraio 2012
- 11:54
Ultimo dossiertutti »

TORINO /Sono stati condannati a 16 anni di carcere ciascuno dal tribunale di Torino il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier, 91 anni ritenuti responsabili di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche nel caso Eternit. I due sono i massimi dirigenti della multinazionale che è stata la più grande produttrice mondiale di manufatti in cemento-amianto, un materiale riconosciuto cancerogeno fin dagli anni ’50 ma che si è diffuso capillarmente nelle costruzioni di tutta Italia fino al 1992, quando la legge n. 257 ne ha definitivamente vietato uso e produzione. Con la sentenza di oggi, 13 febbraio, i due sono stati resi responsabili del perpetrare – nella piena consapevolezza dei rischi all’esposizione dell’amianto – a mantenere operative le fabbriche per fare profitto. E che avrebbero omesso di far usare tutte quelle precauzioni – come l’uso delle mascherine o dei guanti – per evitare che migliaia di persone si ammalassero di tumore al polmone o di absestosi. Durante l’arringa finale Guariniello ha chiesto 20 anni per ognuno dei due imputati, che non si sono mai presentati al processo. Attualmente l’INAIL stima che siano circa 3000 ogni anno le vittime collegate alla fibra killer e gli studi epidemiologici condotti dai maggiori istituti di ricerca evidenziano come il picco di mortalità si raggiungerà solo intorno al 2020. ” Sentenza storica” è il commento di Bruno Pesce, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime dell’amianto che, a lettura fatta, aggiunge: “È una sentenza che ha sancito la colpevolezza dei responsabili ed è un monito di grandissima rilevanza, in questo momento di difficoltà finanziarie: ci dice che il dato economico è importante, ma che la vita umana lo è di più”.

Il giudice Casalbore, che ha pronunciato la sentenza, ha disposto diversi risarcimenti provvisionali. In particolare, un risarcimento di 70mila euro per l’associazione Medicina democratica e per il Wwf, di 100mila euro per l’Associazione nazionale esposti amianto, di 4 milioni per il comune di Cavagnolo e di 15 milioni per l’Inail. Risarcimenti mediamente di 100mila euro ciascuna per le sigle sindacali, parti civili nel processo. Inoltre 25 milioni per il comune di Casale Monferrato, 30mila euro per ogni congiunto di ciascuna vittima e 35mila euro per ogni ammalato. Grida, lacrime e applausi da parte dei familiari delle vittime hanno accompagnato la lettura delle sentenza nell’aula gremita di persone. “È una sentenza che ha sancito la colpevolezza dei responsabili ed è un monito di grandissima rilevanza, in questo momento di difficoltà finanziarie: ci dice che il dato economico è importante, ma che la vita umana lo è di più”, ha dichiarato Bruno Pesce, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime dell’amianto.

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