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Atene brucia e l’Italia sente il caldo delle fiamme
grecia 2
14 febbraio 2012
- 14:22
Ultimo dossiertutti »

ATENE / Non erano le luci al neon ad illuminare la sala del parlamento di Atene mentre il governo tecnico, nella notte, votava l’approvazione del piano di austerity necessario per ottenere il maxi prestito di 130 milioni di euro da Unione Europea, Bce e Fondo monetario internazionale utile a salvare il paese dalla bancarotta. Nessuna luce artificiale, ma il fuoco che si propagandava nella città appiccato dalle migliaia di manifestanti che hanno invaso la piazza principale della capitale ellenica (GUARDA I VIDEO DEGLI SCONTRI). Scene di guerriglia urbana, sfociate in violente risse con la polizia. Sessanta i feriti, venti gli arresti. La rabbia e il malcontento hanno contagiato molte città limitrofe Atene, e le immagini da ogni dove della Grecia non cambiano la sceneggiatura, ma solo paesaggio.

Una storia che parte da lontano, ma che trova contorni simili alle vicende politico economiche dell’Italia. Mario Monti nei giorni scorsi si è recato a New York per spiegare, in colloqui molto brevi di circa 10 minuti l’uno, i progetti di risanamento economico nazionale e di copertura del debito pubblico. Henry Kravis, uno tra i capi del fondo KKR, ha spiegato in una intervista che la fiducia degli investitori può esserci, ma che molto dipenderà da come si evolverà la situazione in Grecia: “Possiamo tornare tutti ad investire in Italia – dice Kravis – ma credo che nessuno dei potenziali investitori oserà un rischio simile se la Grecia dovesse disilludere le aspettative. Le scelte che saranno fatte sull’Italia, sono certo, dipenderanno molto da questo”. L’approvazione del piano di austerità ha sicuramente influito positivamente sulla credibilità internazionale. I mercati hanno guadagnato oggi oltre 2 punti percentuale, stabilizzando in questo modo i crediti dei paesi europei. Ma questo non scongiura l’ipotesi di un fallimento per la Grecia. Il 20 marzo, infatti, scadranno i titoli di stato emessi dalla Grecia per un valore di 14,5 miliardi di euro. Una data che oggi, con l’approvazione delle manovre di austerity, fa meno paura. Ma che non falsifica i dati: nonostante tutti i tagli alla spesa pubblica e i sacrifici chiesti ai lavoratori, il governo spende molto di più di quanto guadagna in entrate fiscali. E la situazione resta molto critica, per tutti.

Un crollo iniziato già nel 2009. Inaspettatamente, quasi, visto che fino al 2007 la Grecia sembrava una delle economie più in forma dell’eurozona. Il suo Pil cresceva costantemente, con punte anche del 6 per cento. Nel 2005 un piccolo rallentamento della crescita, causato anche dai conti da pagare per l’organizzazione delle olimpiadi di Atene l’anno precedente, sanato l’anno successivo quando il prodotto interno lordo era cresciuto di oltre 4 punti. Le agenzie di rating come Standard and Poor’s o Moody’s quotavano come sicuro il debito pubblico della Grecia – valutazione “A” – incentivando quindi banche e altri fondi privati a prestare denaro in grande quantità e con tassi molto ridotti. La crisi finanziaria del 2008 ha cambiato le cose. O meglio, ha messo in evidenza i gravi problemi che fino a quel momento erano rimasti nascosti. Prima di tutto la prima fonte di introiti della Grecia, il turismo, che ha risentito della crisi economica europea. Poi il ramo della distribuzione, un settore particolarmente esposto ai cambiamenti economici nel breve termine. Nel 2009 la contrazione degli utili di oltre il 15 per cento che ha causato la crescita smoderata del debito pubblico, passato da 168 miliardi nel 2004 a 262 miliardi di oggi ( il debito pubblico italiano ammonta, secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia a luglio 2011, a 1901 miliardi di euro pari al 122% del Pil realizzato nel 2010). Una storia economica e politica che si completa solo dopo le conseguenze dei conti truccati dal governo per rientrare, nel 2001, nei parametri previsti dal Trattato di Maastricht e di conseguenza per entrare nel sistema di valuta euro. L’inizio del crollo definitivo è avvenuto nel dicembre 2009, quando le agenzie di rating hanno declassato il debito della Grecia da A- a BBB+ -come è successo recentemente all’Italia – facendo crollare la fiducia degli investitori. Il passo a “junk”, ossia “spazzatura” è stato breve, e ora la Grecia è annoverata tra i paesi considerati ad altissimo rischio di fallimento.

di Francesca Carrarini

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