








ROMA /Deja vù in stile Zanicchi nelle stazioni italiane quando, sotto il cartellone dei treni in arrivo e vicino ad un gruppo di studenti si sente cantare in modo ritmato “Cento, cento,cento” come lo storico programma di Ok, il prezzo è giusto. Solo che, in questo caso, non è la ruota che gira ma il ritardo accumulato dai treni nelle tratte che collegano le principali stazioni italiane. E se si passa da Bologna, vedere addirittura accumulato un ritardo di 170 minuti non è impossibile. Anzi. La neve che cade inesorabile da diversi giorni, e che stando alle previsioni del tempo non si arresterà fino a giovedì, è un miracolo per le località sciistiche che la attendevano da tempo, ma per chi non ama gli sport invernali, una vera e propria tragedia. Coinvolti tutti i mezzi di trasporto, dalle ferrovie agli aeroporti, ai mezzi urbani. Ma anche sulle autostrade la situazione, invece di migliorare, peggiora.
L’odissea dei 600 passeggeri del treno rimasto bloccato mercoledì per 7 ore senza riscaldamento nelle campagne di Forlì è terminata, ma i disagi sono proseguiti in tutte le altre tratte. A denunciare il problema per primo è Trenitalia che spiega che “il nodo di Bologna vede ancora un’offerta di treni limitata e che si registrano problemi anche su tutte le linee Piemonte dove, solo questa mattina, sono stati soppressi circa 200 treni a causa dei 10 centimetri nella notte solo a Cuneo, Torino e Alessandria”. Sulle autostrade la situazione sembra migliorare, ma non ovunque. Nelle Marche e sullo snodo di Bologna resta vietata la circolazione ai mezzi superiori alle 7,5 tonnellate , ma le difficoltà più grandi si ravvedono in Toscana dove la statale Romea E45 è stata chiusa al traffico per incidenti. Non da meno gli aeroporti. A Linate cancellati 14 voli in partenza e 5 in arrivo. Riaperto lo scalo di Bologna dopo la paralisi di mercoledì che ha segnato la cancellazione record di 117 voli.
“Surreale” è il commento della maggior parte dei pendolari, che non sembrano comprendere o giustificare quanto sta accadendo negli ultimi giorni. E più critici sono le persone che ricordano quando, negli anni ’90, le nevicate erano più abbondanti ma tutto era regolare. Un ferroviere in pensione spiega che cosa è cambiato, e come si è arrivati fino a questo punto: “La neve che cade in questi giorni non rappresenta un caso eccezionale in Italia. Una volta, in inverno, era normale vedere cadere anche 1 metro di neve ma tutto questo non sarebbe mai accaduto. La verità è che con le nuove tecnologie i servizi sono peggiorati. Una volta gli scambi erano poggiati su traversine di legno che non gelavano, e anche se la temperatura scendeva sotto lo zero tutto funzionava perfettamente. E i treni erano attrezzati di spalaneve e potevano percorrere tranquillamente le tratte più insidiose. Ora hanno costruiti treni supertecnologici che appena uno starnutisce questi si fermano. E a pagare per tutto questo sono i cittadini, non mi stupisco per nulla delle loro lamentele”. Nelle stazioni il clima è di incredulità: “Il 31 gennaio non era una giornata con nevicate e gelate particolari, eppure la tratta Torino-Milano ha subito ritardi e soppressioni. E’ inverno e nevica, io di straordinario non ci vedo nulla. La verità è che nessuno ha voglia di lavorare: stanno nelle sale macchine a schiacciare bottoni, nessuno si sporca più le mani”. Ma la protesta raggiunge anche i muri della ferrovia, e tra i diversi murales più o meno datati uno sembra fresco di giornata: “Trenitalia, lo Schettino delle ferrovie”.
di Francesca Carrarini














