Afghanistan, attacco al generale Dempsey: la difficile “transition”
22 agosto 2012 - 17:50
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Un esercito può vincere o perdere una guerra a seconda di come si ritira. La storia è piena di ritirate mal condotte, che hanno portato al disastro, quando invece ritirate ben eseguite preservano le truppe “buone per un’altra volta”, per dirla alla Churchill.

In Afghanistan la ritirata è in corso, anche se non sa si chiama così: il termine è “transition”, ossia il conferimento del controllo del territorio alle forze di sicurezza afghane, ceduto un pezzo alla volta dagli eserciti della coalizione Isaf.

Il capo di stato maggiore delle forze armate Usa, generale Martin E. Dempsey,  è stato fatto oggetto di un attacco da parte dei talebani a Baghram: danneggiato il suo aereo, e lui incolume.

Il messaggio è chiaro e preciso: se neanche il numero uno è al sicuro all’interno di una base, a chi si affida la “transizione”? L’esercito diviso di Hamid Karzai non è certo sufficiente, benchè sia stato in parte preparato dagli occidentali, con le attività del cosiddetto “mentoring”. Occidentali che tra l’altro rischiano, nell’addestrarlo, di trovarsi infiltrati che uccidono gli istruttori, come è capitato spesso in questi mesi.

L’attacco al generale Dempsey è solo un aspetto. Anche gli italiani a Farah, nella base sempre più “di frontiera”(Fob- forward operating base) “Dimonios” di Farah (ora c’è la Brigata Bersaglieri “Garibaldi””, Reggimento “”Guide) sono soggetti a superlavoro:  in questi giorni hanno fatto brillare 50 ordigni, trovati lungo le strade, pronti ad esplodere contro di loro.

La componente genio (VIDEO) – tiene a ricordare l’esercito italiano – ha specifici plotoni EOD in grado di esprimere capacità Explosive Ordinance Disposal (EOD- le bombe “regolari”), Improvised Explosive device Disposal (IEDD – gli ordigni artigianali), e anche il cosiddetto ” Weapon Intelligence Team” (WIT), che studia la tipologia di armi e ordigni utilizzati contro la coalizione (sopra, video da Farah, da reportage Afghanistan 2012). Anche se si sottolinea che tutto viene svolto in collaborazione con le unità afghane, va rilevato che la quantità di attentati sventati e materiale sequestrato non è necessariamente direttamente proporzionale alla sicurezza. Anzi, a volte indica con chiarezza quello che nessuno nega, ossia che le “bolle di sicurezza” faticosamente strappate sul territorio in anni di lavoro restano, purtroppo, sempre molto precarie e pronte a tornare al minimo rilassamento in mano ai clan e all’”insorgenza”. Per questo la ritirata-transizione è ancora così delicata.

di Angelo Cimarosti