








KUNDUZ – La maggior parte delle notizie diffuse dai media italiani sull’Afghanistan, riguardano l’impegno militare dei nostri soldati nel paese, poco e niente si parla di società o famiglia, men che meno del ruolo delle donne.
Le vicende sul genere femminile in Afghanistan interessano quando si parla delle violenze nei loro confronti, ma anche quelle rischiano di diventare ripetitive.
Come la vicenda di Storai, la madre 28enne che ha dato alla luce la terza figlia, femmina e per questo è stata punita, con la morte.
Il marito e la suocera l’hanno strangolata perché ha deluso le loro aspettative, doveva partorire un maschio, per questo ha meritato di essere massacrata.
Storai non rappresenta un caso isolato, molte altre volte sono stati denunciati episodi come questo che, se raccontati almeno, riportano l’attenzione su storie di orrore da non dimenticare.
Il marito, nascosto e protetto dalle milizie armate degli estremisti che nel paese difendono i soprusi contro le donne, è diventato introvabile, secondo la polizia.
Ci sono donne che hanno il coraggio di denunciare in Afghanistan episodi di violenza inaudita come questo, è il caso della responsabile del dipartimento per le questioni femminili, Nadera Geya.
Nadera ha definito l’omicido di Storai come ” il peggior esempio di violenza contro le donne mai verificatosi”. A Kunduz le donne hanno paura ma in molte sanno distinguere la tradizione dalla violenza inaccettabile.














