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Berlusconi rilancia l’alleanza con Bossi che l’ha sfruttato
31 maggio 2011
- 15:20
Ultimo dossiertutti »

MILANO / Il “Ve ne pentirete” iniziale rivolto agli elettori del centro sinistra che hanno messo nero su bianco la sconfitta plateale del maggior partito al governo, non era stata tra le più sportive, nè istituzionalmente costruttive, risposte del premier. Tornato alla ribalta con l’ironia virata di sarcasmo che fa parte del suo repertorio Berlusconi della Romania ha sapere di non essere riuscito a fissare la data dei suoi “funerali a causa dei troppi impegni di cui è piena la sua agenda”.

Una battuta poco supportata dai fatti visto che una prova generale di funerale politico è andata in scena all’apertura delle urne.
Le dichiarazioni rilasciate a caldo dai maggiori esponenti del Pdl – senza considerare le dimissioni immediate dell’ex ministro Bondi – hanno aperto la strada alla corrente rinnovatrice del partito che, forse, non più certa del potere carismatico del premier, chiede più territorialità, primarie e meno vizi di selezione: “L’idea della primarie – ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini- rappresenta ancor prima del congresso il vero meccanismo trasparente e regolato per evitare la balcanizzazione del Pdl”. Uno spunto che il premier coglie immediatamente – forse costretto se vuole tentare di salvare la maggioranza al governo – e infatti dichiara: ” L’assetto del partito va meglio radicato sul territorio”, spiegando che questo rischia di diventare il primo problema che il centrodestra dovrà affrontare per rilanciare la propria immagine.

Berlusconi ammette la sconfitta, ma nello stesso tempo dice “Vado avanti con Bossi”. Lo stesso Bossi che, scondo alcuni critici, lo avrebbe fatto affondare a Milano. Proprio la città dove il berlusconismo era iniziato 17 anni fa, e dove il Berlusconi ancora imprenditore aveva accolto le istanze del popolo che chiedeva quello che lui (solo) promise , riforme democratiche.

La Lega Nord in queste elezioni amministrative è stata determinante a Milano, ma per il centro sinistra. Non si voglia opinare sull’opportunità di spingere in campagna elettorale sul decentramento ministeriale che Berlusconi ha fatto ben vedere di non desiderare, almeno in questo momento, ma i numeri parlano chiaro. I 4 punti percentuali persi dal partito del Senatur rispetto alle elezioni regionali dell’anno prima, sommati al risultato ottenuto da Moratti, non l’avrebbero forse fatta vincere al primo turno, ma forse l’avrebbero portata in vantaggio risparmiando improbabili promesse dell’ultimo minuto che, considerato l’ulteriore crollo nel secondo turno di elezione, i cittadini non hanno dimostrato gradire.

Le dichiarazioni di Maroni, che immediatamente punta il dito contro il Pdl: “Abbiamo ricevuto una grande sberla”, “Un colpo di frusta” da cui si evince la necessità di determinare “un programma di riforme per i prossimi 24 mesi” sembrano quasi essere rilasciate con il sorriso sulla bocca di chi ora, come nel ’94, non avrà la vittoria in tasca ma numeri sufficienti per essere fondamentale al governo, quello sì.

Tutto considerato, la risposta all’interrogativo che in molti si pongono sulla fine dell’era di Berlusconi non è cosi scontata, almeno formalmente. Il ruolo decisionale e primario di Berlusconi è vacillato al punto da costringerlo a fare un passo indietro – rispetto al partito e agli elettori – sulla certezza della sua nomina come futuro candidato alle politiche, ma l’alleanza con la Lega predominante potrebbe aprire la strada a quelle riforme in senso democratico che la gente ancora sta aspettando. Ogni promessa è debito, e finchè c’è vita c’è speranza. Nessuno meglio di Berlusconi l’ha dimostrato, che dato per finito con regolare scadenza negli ultimi anni, ha dimostrato nel 2008 di avere sempre assi nella manica. Se sono finiti definitivamente questo è da vedere, anche se ben più interessante sarà capire da quale manica eventualmente riuscirà ad estrarli, la sua o quella di Bossi. (F.C.)

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